GIORNATA MONDIALE DELLA TUBERCOLOSI, A FERRARA IL LAVORO DELLA RETE SANITARIA

FERRARA, 23 marzo 2026 – Domani, 24 marzo, si celebra la Giornata mondiale contro la tubercolosi, ricorrenza nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze sanitarie, sociali ed economiche della malattia e per rafforzare gli sforzi diretti a contrastarla.

In questa occasione, le Aziende sanitarie ferraresi richiamano l’attenzione sul lavoro portato avanti ogni giorno dalla rete provinciale impegnata in screening, diagnosi, terapia e sorveglianza della tubercolosi, una malattia infettiva che, sebbene oggi sia meno diffusa rispetto al passato, continua a rappresentare un tema rilevante di salute pubblica.

Tubercolosi a Ferrara, il ruolo del Dipartimento di Sanità pubblica

Il Dipartimento di Sanità pubblica dell’Azienda USL di Ferrara, diretto dalla dottoressa Clelia de Sisti, svolge un ruolo centrale nella gestione dei casi di tubercolosi e nel controllo della diffusione dell’infezione.

La tubercolosi è infatti una malattia infettiva che può trasmettersi ai conviventi e ai contatti stretti del paziente, soprattutto nelle forme polmonari, che risultano potenzialmente contagiose attraverso secrezioni respiratorie come saliva, starnuti e colpi di tosse.

Per questo, il medico che sospetta o accerta un’infezione tubercolare è tenuto alla segnalazione obbligatoria al Servizio di Igiene pubblica.

Nel periodo 2020-2024, il territorio dell’Azienda USL di Ferrara si è collocato tra quelli a più bassa incidenza di casi in Emilia-Romagna, con 5,5 casi ogni 100 mila abitanti, pari a una media di 18,8 casi annui.

La ricerca dei contatti è una delle principali misure di prevenzione

Come spiegano la dottoressa Clelia de Sisti e la dottoressa Annalisa Califano, responsabile dell’Unità operativa Prevenzione e controllo malattie trasmissibili e vaccinazioni in età pediatrica e adulta, una delle misure più importanti per prevenire la diffusione della tubercolosi è la ricerca attiva dei contatti di un caso di tubercolosi polmonare.

Il personale sanitario del Servizio di Igiene pubblica valuta:

  • le caratteristiche del paziente indice
  • le condizioni individuali delle persone esposte
  • l’intensità, la frequenza e la durata del contatto
  • gli eventuali contesti collettivi coinvolti, come scuole, strutture socio-sanitarie o carcere

In base a questi criteri, i contatti vengono distinti in stretti, regolari e occasionali, con differenti livelli di priorità e di rischio.

Test di Mantoux e accertamenti gratuiti per i contatti

Una volta identificati, i contatti stretti vengono invitati dal Servizio di Igiene pubblica a eseguire il test cutaneo con tubercolina, il cosiddetto test di Mantoux.

Un eventuale esito positivo non significa automaticamente malattia attiva, ma richiede ulteriori accertamenti per capire se si tratta di infezione tubercolare latente, condizione nella quale la persona è asintomatica e non contagiosa, oppure di malattia attiva.

I casi positivi vengono segnalati al Servizio di Tisiologia, afferente all’Unità operativa di Pneumologia territoriale, diretta dal professor Marco Contoli, per proseguire il percorso clinico e diagnostico.

Gli accertamenti diagnostici eseguiti nell’ambito della gestione di un caso di tubercolosi sono gratuiti anche per i contatti.

Screening anche per migranti, studenti e lavoratori

Oltre alla sorveglianza dei contatti, il Servizio di Igiene pubblica propone test di screening anche ad alcune popolazioni a rischio, come i migranti di recente arrivo in Italia, spesso provenienti da Paesi ad alta endemia tubercolare.

Il servizio partecipa inoltre ai programmi di screening tubercolare rivolti a studenti e tirocinanti universitari in ambito sanitario, insieme all’Unità operativa di Medicina del lavoro aziendale, diretta dal dottor Stefano Mattioli.

Un gruppo multidisciplinare per contenere la diffusione della malattia

A Ferrara è attivo anche un gruppo multidisciplinare interaziendale dedicato al controllo della tubercolosi, coordinato dal dottor Roberto Mantovani, responsabile del gruppo interdisciplinare e del Servizio di Tisiologia dell’Azienda USL di Ferrara.

Il gruppo riunisce specialisti delle diverse discipline coinvolte nella gestione della malattia attiva, dei contatti e delle persone sottoposte a test di Mantoux o Quantiferon, come migranti, lavoratori e studenti.

L’organismo si riunisce con cadenza trimestrale per elaborare, aggiornare e condividere procedure e documenti finalizzati a prevenire e contenere la diffusione della tubercolosi. A supporto del percorso è presente anche un ambulatorio Migranti, che svolge un ruolo importante nella presa in carico e nel monitoraggio dei pazienti.

La rete provinciale per diagnosi e terapia della tubercolosi

La provincia di Ferrara può contare su una rete dedicata non solo alla diagnosi della malattia, ma anche dell’infezione tubercolare latente, aspetto fondamentale per attivare terapie preventive nei soggetti a maggiore rischio di riattivazione, come persone con immunodeficienze, pazienti in terapia immunosoppressiva, detenuti e soggetti provenienti da Paesi ad alta incidenza di tubercolosi farmaco-resistente.

Il Laboratorio unico provinciale, diretto dalla dottoressa Sara Ghisellini, garantisce una diagnosi rapida, sia nella fase quiescente sia in quella attiva, attraverso test veloci e metodiche tradizionali gold standard.

Gli ambulatori territoriali e il ruolo dell’ospedale di Cona

L’Unità operativa di Malattie infettive territoriale dell’Azienda USL di Ferrara, diretta dal professor Rosario Cultrera, opera su tutto il territorio provinciale attraverso gli ambulatori presenti alla Casa di Comunità Cittadella San Rocco di Ferrara, all’ospedale del Delta e a quello di Cento.

Qui vengono fornite indicazioni per la prevenzione e per la diagnosi della tubercolosi, in collaborazione con Pneumologia territoriale e Malattie infettive ospedaliere.

I pazienti con tubercolosi attiva vengono indirizzati al ricovero presso le Malattie infettive dell’ospedale di Cona, struttura dotata di stanze a pressione negativa per l’isolamento respiratorio dei casi contagiosi. Una volta avviata la terapia e verificata la non contagiosità, i pazienti vengono dimessi e seguiti dagli ambulatori territoriali per la prosecuzione delle cure.

Il lavoro dell’ospedale Sant’Anna di Cona

L’Unità operativa di Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, diretta facente funzioni dal professor Marcello Govoni con il coordinamento del dottor Massimo Crapis, è impegnata nel trattamento clinico e ambulatoriale della patologia.

La responsabile dell’attività clinica e ambulatoriale è la dottoressa Diletta Testi, in raccordo con il dottor Roberto Mantovani della Pneumologia territoriale per i casi dimessi senza complicanze.

Nel 2025, l’Unità operativa complessa di Malattie infettive ospedaliere del Sant’Anna ha gestito almeno 30 casi di tubercolosi, di cui 12 di tubercolosi polmonare bacillifera. Gli altri casi riguardavano forme polmonari non bacillifere ed extrapolmonari, in prevalenza linfonodali e ossee.

Un supporto fondamentale arriva dalla Sezione di Microbiologia clinica dell’ospedale di Cona, che consente di identificare rapidamente anche eventuali forme di resistenza ai farmaci, favorendo terapie mirate.

Una malattia ancora presente a livello globale

La tubercolosi resta una delle malattie infettive più diffuse al mondo. A livello globale si stimano 10 milioni di nuovi casi l’anno e circa 4.500 decessi al giorno.

In Italia i numeri sono molto più contenuti, con circa 3.000 casi annui, ma il quadro resta stabile anche a causa di nuove criticità, come la multiresistenza ai farmaci e l’aumento di fattori di rischio quali diabete, immunodepressione e condizioni di fragilità sociale.

La malattia può colpire soprattutto i polmoni, ma anche altri organi. È causata da micobatteri del gruppo Mycobacterium tuberculosis complex e si trasmette da persona a persona per via aerea, in particolare nei casi di tubercolosi polmonare.

Una patologia curabile, ma che richiede continuità nelle cure

Un messaggio centrale lanciato dai professionisti ferraresi in vista della Giornata mondiale della tubercolosi è che la malattia si può curare. Le difficoltà principali riguardano però la durata e la complessità del trattamento, che rendono fondamentale la compliance e l’aderenza terapeutica, soprattutto nei soggetti più fragili.

Proprio per questo, il lavoro integrato della rete sanitaria provinciale punta non solo alla diagnosi e alla terapia, ma anche alla sorveglianza, all’informazione corretta e alla presa in carico dei pazienti in tutte le fasi del percorso.

[Comunicato stampa ricevuto in redazione]

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