La Provincia di Ferrara ha deciso: il ponte metallico SP 9 sul Canale Burana sarà chiuso per 18 lunghissimi mesi per lavori di manutenzione straordinaria. Un intervento necessario, dicono, ma che si trasformerà in un incubo per cittadini, imprese e pendolari, vittime, ancora una volta, dell’incapacità cronica della pubblica amministrazione di pianificare e coordinare.
Un territorio strangolato, mentre i burocrati si disinteressano
Il ponte Burana è un snodo vitale per la viabilità provinciale e nazionale, e la sua chiusura si sommerà ai cantieri già in corso: il rifacimento del ponte di Casumaro e l’interruzione della Strada Statale 468 Correggese. Il risultato? Un effetto domino di disagi, con deviazioni chilometriche, costi alle stelle per le aziende e disagi insostenibili per studenti e lavoratori.
Eppure, anziché studiare soluzioni intelligenti, la Provincia e la Regione Emilia-Romagna hanno preferito la strada più comoda: quella dell’immobilismo. Il Gruppo Bondeno che Lavora denuncia con forza una scelta miope: perché non costruire un nuovo ponte affiancato all’attuale, come già fatto in altre province? Gli spazi ci sarebbero stati, e una volta completato, si sarebbe potuto abbattere il vecchio con minimi disagi. Invece, no: meglio paralizzare un’intera area per un anno e mezzo, dimostrando ancora una volta la distanza abissale tra i decisori e le esigenze reali del territorio.
Decenni di ritardi, manutenzioni ignorate, e ora si tampona
Dopo il crollo del Ponte Morandi, si è finalmente capito che i ponti vanno controllati e mantenuti. Peccato che a Ferrara e in Emilia-Romagna si sia dormito per anni, e ora si corra ai ripari in modo disorganico e frammentario, senza una visione d’insieme. Mentre la Cispadana, infrastruttura essenziale per decongestionare il traffico, rimane un’utopia, le imprese e i cittadini sono lasciati in balia di strade obsolete e cantieri infiniti.
Le richieste ignorate: basta chiacchiere, servono fatti
Gli imprenditori e i cittadini esigono:
• Tempi certi (ma qualcuno ci crede ancora?);
• Un piano di viabilità alternativo serio, non le solite promesse al vento;
• Tavoli di confronto reali, non le solite riunioni inconcludenti.
Il Gruppo Bondeno che Lavora chiede con urgenza un confronto con l’Assessore regionale ai Trasporti Irene Priolo e con il responsabile della mobilità Luca Capozzi, per trovare soluzioni concrete alle criticità sollevate.
La speranza è che, per una volta, la Provincia e la Regione smettano di nascondersi dietro scartoffie e inefficienze e si decidano a lavorare per il territorio. Ma visto lo storico degli ultimi decenni, c’è da essere molto, molto scettici.
Bondeno che Lavora continuerà a denunciare questa gestione fallimentare, perché il territorio merita di più. E se la politica non ha il coraggio di agire, sarà la voce dei cittadini a doverla svegliare. Basta con la miopia, servono soluzioni!
Gruppo Bondeno Che Lavora
[Comunicato inviato alla Redazione]
